Olla in vetro di colore verdino e pasta trasparente. Presenta ampio labbro ribattuto, inclinato verso il basso e con depressione mediana, corpo sferoidale allungato e fondo apodo a base concava.
Il tipo rimanda alla forma Isings 67a.
Ambito Culturale
Ambito romano, italico-settentrionale
Cronologia
Età tiberio-claudia - Il secolo d.C. sec.
Materiale e Tecnica
Vetro / vetro soffiato a mano libera
Dimensioni
Altezza: 22,6 cm
Diametro: 20 cm
Diam. orlo: cm 20; diam. max.: cm 23,5.
Collocazione
Museo Archeologico
sala V; settore 8
Inventario
XIX-257
Stato di conservazione
Intero
Specifiche di reperimento
Provenienza da Vanzo, Conselve (PD).
Osservazioni
L'olla è una forma quasi sconosciuta nelle regioni del Mediterraneo orientale, mentre costituisce uno dei reperti più comuni delle vetrerie occidentali. La forma del pezzo in esame (Isings 67a), come quella dotata di anse, era probabilmente usata come contenitore per alimenti (l'uso primario di tipo domestico è documentato dai ritrovamenti in abitazioni private di Ercolano e Pompei, e in una cella vinaria di Boscoreale) e secondariamente come urna cineraria, impiego marginale rispetto al primo benché moltissime olle conservate provengano da contesti funerari. I più antichi esemplari si datano a età claudio-neroniana (un recente rialzo della datazione a età tiberio-claudia si deve agli scavi del Magdalensberg e di Augusta Raurica), le attestazioni perdurano poi fino alla fine del II secolo d.C., soprattutto nelle regioni occidentali dell'impero quando, con la scomparsa del rito incineratorio, si determina l'esaurirsi della produzione. Il tipo è ampiamente diffuso, come testimoniano i numerosi pezzi rinvenuti in Britannia, Germania, Gallia e Italia. Per gli esemplari di Padova si ipotizza un'officina nord-italica, attiva dalla prima metà del I secolo d.C. alla fine del secolo successivo. Il pezzo è stato inventariato all'interno dell'Inventario Archeologico - Parte II. Il numero romano corrisponde alla vetrina di esposizione.