Bottiglia ansata con "marchio di fabbrica" (forma 50a della Isings, gruppo Cα della Calvi), a base quadrangolare, di colore verdeazzurro e pasta trasparente.
Presenta labbro ingrossato e appiattito, breve collo cilindrico con strozzatura alla base, corpo cubico e base leggermente inflessa con "marchio" a rilievo costituito da cinque cerchi concentrici. L'ansa a nastro, a doppia costolatura, fusa a parte, si imposta sulla spalla piegandosi poi ad angolo acuto sino a saldarsi sul collo.
Ambito Culturale
Ambito romano, italico-settentrionale
Cronologia
Seconda metà I secolo d.C. - Il secolo d.C. sec.
Materiale e Tecnica
Vetro / vetro soffiato entro stampo
Dimensioni
Altezza: 13,3 cm
Larghezza: 9,5 cm
Si riporta la larghezza alla base dell'oggetto.
Collocazione
Museo Archeologico
sala V; settore 8
Inventario
629R; XIX-243
Stato di conservazione
Parzialmente ricomposto
Osservazioni
La forma Isings 50a, probabilmente di origine aquileiese, compare già in età augusteo-tiberiana per diventare poi frequente dalla metà del I secolo d.C., mentre più rari sono i pezzi del secolo successivo. Il tipo della bottiglia monoansata è una delle forme maggiormente diffuse in Occidente, sia in abitato, per uso domestico, che in necropoli, come elemento di corredo (gli esemplari di una certa grandezza e con ampia imboccatura venivano infatti usati come urne cinerarie soprattutto in Italia e in Gallia). Si ipotizza che le bottiglie monoansate con corpo a sezione quadrata o poligonale fossero inoltre destinate al trasporto e alla commercializzazione di liquidi, in particolare del vino. Il caso in esame, di dimensioni ridotte, era forse utilizzato come balsamario. Esso è soffiato entro stampo, come indica lo spessore delle pareti e il "marchio di fabbrica" sul fondo, costituito da una serie di cerchi concentrici in rilievo e ben attestato in Italia settentrionale e nelle province transalpine. Per quanto riguarda il significato di tali cerchi, si rimanda a Zampieri 1998, p. 142: essi sono forse caratteristica degli esemplari soffiati liberamente (Isings), o di stampi difettosi (Charlesworth), o ancora contrassegno di un marchio di fabbrica (Calvi e Donati), o motivo decorativo e funzionale ripreso dai contenitori metallici (Maccabruni e Roffia). Il pezzo è stato inventariato all'interno dell'Inventario Archeologico - Parte II. Il numero romano corrisponde alla vetrina di esposizione.