Con i suoi 82 metri di lunghezza e i 27 di larghezza il Salòn o Palazzo della Ragione, l'antica sede dei tribunali cittadini di Padova, è una delle più ampie aule sospese in Europa. Riconosciuto come uno dei più celebri monumenti civili eretti in Europa all'epoca dei Comuni, l'edificio fu innalzato a partire dal 1218, con lo scopo di riordinare i mercati e offrire una sede all'amministrazione della giustizia.

Tra il 1306 e il 1309, fra Giovanni degli Eremitani trasformò i tre grandi ambienti in cui era suddiviso il piano superiore in un'unica sala, ideando una nuova copertura a forma di carena di nave rovesciata.

A cavallo del primo decennio del trecento a Giotto e collaboratori venne affidato il compito di decorare le pareti della grande sala, secondo un piano iconografico che traeva spunto dall'”astrologia giudiziaria” di Pietro d'Abano, professore di medicina e di filosofia naturale. Il ciclo però fu distrutto dall'incendio del 1420.

Gli affreschi furono realizzati dal maestro padovano Nicolo' Miretto con la collaborazione di Stefano da Ferrara e di altri pittori. Il ciclo di affreschi e' suddiviso in 333 riquadri, si svolge su tre fasce sovrapposte ed e' uno dei rarissimi cicli astrologici medievali giunti fino ai nostri giorni.
La stretta relazione tra le pitture e la funzione del luogo che le ospitava spiega la presenza delle varie figure di animali, a volte fantastici, che costituivano le insegne dei seggi del tribunale, alla cui funzione si collegano anche le allegorie della Giustizia, del Diritto, del Comune in Signoria e gli affreschi raffiguranti il Giudizio di Salomone e la scena di processo.
Nel Salone è conservati la pietra del Vituperio, su cui i debitori insolventi erano obbligati a sedersi per tre volte pronunciando la frase “cedo bonis”, dopo essere rimasti in camicia e mutande (la pratica è all'origine dell'espressione restare in braghe di tela). In fondo al Salone si trova il grande cavallo ligneo, restaurato e ridato al suo originale splendore, realizzato da Annibale Capodilista per una giostra e in seguito donato dalla famiglia alla città.

Dal 2006 è presente in salone un pendolo di Foucault, formato da una sfera di ferro e alluminio del peso di 13 kg appesa a un filo di acciaio lungo 20 metri.
Oggi la grande sala è luogo di mostre e di incontri culturali, mantenendo un ruolo centrale all'interno della vita pubblica di Padova