L'insieme degli istituti che va sotto il nome di Musei Civici di Padova ha le sue origini nel nucleo di opere d'arte che erano anticamente poste a decorazione delle sedi civiche. Nel 1783 fu soppresso il Convento di San Giovanni di Verdara e le raccolte artistiche furono assegnate al Comune.
Dopo le soppressioni di enti religiosi avvenute in epoca napoleonica, il nome di Museo fu dato nel 1825 alla raccolta di iscrizioni venetiche, greche e romane che l'abate Furlanetto aveva esposto nelle logge del Palazzo della Ragione.
In seguito arrivarono raccolte di libri, dipinti, sculture e di arti applicate che documentano la storia e l'arte di Padova dalle origini ai nostri giorni.A partire dagli anni ottanta la sede è stata trasferita nell'ex convento degli Eremitani, restaurato su progetto di Franco Albini.

Museo d’Arte Medioevale e Moderna

Il Museo d’Arte Medioevale e Moderna offre una panoramica della pittura e scultura veneta dal Trecento al Settecento. La Pinacoteca Civica fu costituita nel 1857, grazie alla concessione dell’imperatore Francesco Giuseppe dei dipinti provenienti dalle corporazioni religiose soppresse. Nel corso dei secoli successivi le collezioni si arricchirono tramite legati e acquisti. Tra i lasciti testamentari più importanti è da segnalare la Collezione Emo Capodilista entrata a far parte delle raccolte civiche nel 1864 e comprendente oltre 540 dipinti, tra i quali opere di Giovanni Bellini, Giorgione, Tiziano e di altri artisti veneti e di scuole straniere, in particolare fiamminga e olandese.

Il Museo è allestito secondo un andamento cronologico: il percorso inizia con opere scultoree del Duecento al piano terra e prosegue al piano superiore con dipinti del XIV secolo, tra cui le tavole di Giotto con il Crocefisso e il Padre Eterno e quelle di Guariento con gli Angeli, e con opere di pittura e scultura quattrocentesche. Tra queste ultime si possono osservare le belle Madonne degli artisti donatelliani.

La sezione dedicata al XVI secolo testimonia la straordinaria stagione della pittura sacra con numerose pale d’altare, realizzate per le più importanti congregazioni religiose. Spiccano la straordinaria pala di Santa Giustina del bresciano Girolamo da Romano detto Romanino e i dipinti che Veronese realizzò per i Benedettini di Santa Giustina e di Praglia, rispettivamente il Martirio di Santa Giustina e il Martirio dei Santi Primo e Feliciano. Si possono ammirare inoltre opere di Tintoretto e dei Bassano.
Il percorso prosegue con opere del XVII secolo: Pietro Damini e Alessandro Varotari detto il Padovanino sono fra i protagonisti dell’arte padovana della prima metà del Seicento. I generi pittorici dell'epoca sono ben rappresentati in Museo: paesaggi, nature morte e ritratti. Riguardo a questi ultimi si segnalano il Ritratto di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, divenuta famosa per essere stata la prima donna laureata al mondo, e quello di Emilia Papafava Borromeo, discendente dei Carraresi, signori di Padova nel Trecento.
La sezione settecentesca è caratterizzata da importanti artisti che operarono per la committenza sia ecclesiastica sia nobiliare. Per esempio Giambattista Piazzetta e Giambattista Tiepolo eseguirono rispettivamente La cena in Emmaus e San Patrizio vescovo d’Irlanda per i Canonici Lateranensi di San Giovanni di Verdara mentre Giuseppe Zais e artisti di scuola tiepolesca come Jacopo Guarana e Giovanni Scajario lavorarono in Palazzo Mussato, oggi sede della scuola media "Petrarca" in via Concariola.

Il Lapidario, allestito nel chiostro minore, raccoglie opere provenienti da Padova e dal territorio. Esse offrono interessanti informazioni sulla città dal Medioevo fino alla caduta della Repubblica Veneta.

La sezione di Arti Applicate e Decorative trova sistemazione al piano terra e al primo piano di Palazzo Zuckermann, costruito fra il 1912 e il 1914 dall'architetto milanese Filippo Arosio per volere di Enrico Zuckermann, industriale fondatore della Zedapa, fabbrica di minuterie metalliche.

Gli oggetti esposti illustrano differenti tipologie in uso a Padova tra il Medioevo e la seconda metà dell’Ottocento. Ampio spazio è riservato alla ceramica, di cui si possono apprezzare le splendide maioliche cinquecentesche provenienti dalle fabbriche di Urbino, Pesaro e Venezia, nonché pezzi di gusto squisito come il servizio da tè e caffè della manifattura Cozzi appartenuto alla famiglia Manfredini e quello da cioccolato della manifattura Meissen.

All'interno della rilevante collezione di mobilio, spiccano i cassettoni intarsiati seicenteschi, quelli laccati del Settecento e neoclassici di inizio Ottocento.

Tra gli oggetti di costume si segnala il nucleo di abiti maschili, per lo più del secolo XVIII, costituito da marsine, camisiole e gilet. Un altro pezzo d’eccezione è il completo femminile di gusto romantico in taffetas di seta dagli effetti cangianti. Non mancano merletti provenienti dalle più prestigiose manifatture italiane e d’oltralpe.

Appartengono allo stesso ambito gli accessori di abbigliamento che lungo il percorso vengono presentati.

La raccolta di gioielli proveniente dai lasciti Trieste e Sartori Piovene costituisce una sezione di particolare pregio. Leone Trieste, morendo nel 1882, lasciò al Museo la sua collezione ricca di oltre quattrocento gioielli di alta fattura: anelli di varie forme, spilloni, bottoni, catene di orologio e sigilli. Nel 1917 Adele Sartori Piovene legò al Museo, tra le altre opere di sua proprietà, un prezioso insieme di gioielli di gusto parigino. Infine, le recenti donazioni di gioielli contemporanei testimoniano la vitalità della "Scuola orafa padovana".

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Info

da martedì a domenica 09:00-19:00
sabato, domenica e giorni festivi solo su prenotazione allo 049 8204552