La mostra Trame temporali

Un sottile dialogo a due voci, che trascende i confini generazionali e geografici.
Dal 10 ottobre al 8 novembre 2026 al Museo Eremitani di Padova si intrecciano i percorsi artistici di Martín Soto Climént e di Herta Ottolenghi Wedekind. 
Curata da Elisabetta Gastaldi, conservatore del Museo d’Arte Medioevale e Moderna , e Giulia Gomiero, la mostra Trame temporali è promossa dall’assessorato alla cultura e realizzata dai Musei Civici, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
L’esposizione mette in luce una sintonia tra due ricerche internazionali distanti sul piano cronologico, ma unite dall'indagine sulla materia flessibile e sulla piega. Da un lato la produzione contemporanea del messicano Martín Soto Climént manipola elementi legati alla memoria del corpo, come il nylon e la pelle, attraverso tensioni geometriche rigorose. Dall'altro l'esperienza di Herta Ottolenghi Wedekind, che ha attraversato la prima parte del Novecento, riscatta la casualità delle macchie d'inchiostro – generate negli anni venti con la tecnica della piegatura del foglio per generare simmetria dalla casualità – inserendole nel ricamo e nel filato d'arte.

Il percorso espositivo

La mostra si articola attraverso stanze dedicate. L'avvio è affidato a una selezione di opere di Soto Climént, tra cui piccole terrecotte e ceramiche modellate con argille locali, e i lavori realizzati con i collant tesi su tela. Il percorso prosegue nel grande salone interamente riservato alle creazioni tessili di Ottolenghi Wedekind, dove si inserisce il primo nucleo di dialogo con le collezioni padovane: il bozzetto in bronzo di Tito Livio di Arturo Martini, caro amico dell’artista tedesca. In quest'opera, la doppia pagina aperta del libro instaura un rapporto di specularità geometrica che richiama direttamente la simmetria degli arazzi disposti in sala.
La visita si sviluppa poi attorno all’installazione L'eco dello sguardo, in cui Soto Climént intreccia e annoda una serie di collant per ridisegnare e muovere lo spazio espositivo. L'itinerario si conclude nell'ultima sala, dedicata alle opere contemporanee in pelle piegata. Al centro dell'ambiente è collocato il marmo della Testa di Oloferne di Orazio Marinali, proveniente dalla collezione permanente del Museo d’Arte. Il volto reciso del generale assiro attiva un ribaltamento prospettico e un confronto formale sul tema della piega: se Marinali spezza la rigidità del marmo per imitare la morbidezza del tessuto, Soto Climént costringe una materia flessibile come il cuoio a farsi scultura geometrica. Completa il percorso una proiezione dedicata all’artista messicano.

Martín Soto Climént

Nato a Città del Messico nel 1977, si forma inizialmente in Design Industriale all'Universidad Nacional Autónoma de México. Dai primi anni duemila elabora un linguaggio artistico fondato su interventi minimi, spostamenti e ricomposizioni di oggetti quotidiani e indumenti comuni, manipolati per fare emergere qualità legate alla sfera del corpo e del desiderio. Attivo nel panorama internazionale, ha esposto in istituzioni di rilievo quali il Palais de Tokyo a Parigi, il Museo de la Ciudad de México e la Kunsthalle Winterthur. Le sue opere figurano in collezioni come quella del Migros Museum di Zurigo. Nel 2013 ha fondato a Città del Messico lo spazio indipendente Lulu con il curatore Chris Sharp.

Herta Ottolenghi Wedekind

Nata a Berlino nel 1885 da una famiglia di banchieri, Herta Wedekind si forma tra la Germania e Roma sotto la guida dello scultore Hans Stoltenberg Lerche, avendo però come faro ideale Rodin. Nel 1914 sposa Arturo Benvenuto Ottolenghi e, durante i ricoveri a Davos per curare la tubercolosi, scopre la libertà dei segni e dei colori dando forma all'idea di immagini informali. Nel 1920 la coppia avvia il monumentale progetto di Monterosso ad Acqui Terme, concepito come un’opera d’arte totale sul modello delle corti rinascimentali che coinvolgerà figure come Marcello Piacentini e Arturo Martini. Negli anni venti Herta si afferma a livello internazionale in ambito tessile, brevettando il procedimento kleksografico e vincendo premi alle esposizioni di Monza, Parigi e Milano con i suoi arazzi e tappeti. Nella maturità torna alla scultura realizzando opere per Monterosso ispirate alla plastica arcaica e sintetica di Martini, prima di spegnersi ad Acqui Terme nel 1953.

Informazioni

10 ottobre - 8 novembre 2026
Museo Eremitani, piazza Eremitani 8 - Padova
Dal lunedì alla domenica, 9-19
Ingresso con il biglietto del Museo