Giornata di Studi
“ANTONIO CANOVA E PADOVA”
24 novembre 2022, ore 10.00
Museo Eremitani, Sala del Romanino

Giovedì 24 novembre a partire dalle ore 10.00, il Museo Eremitani ospita nella Sala del Romanino la Giornata di studi “ANTONIO CANOVA E PADOVA”, organizzata e promossa dai Musei Civici di Padova in occasione del bicentenario della morte di Antonio Canova.

SCARICA IL >> PROGRAMMA

“ANTONIO CANOVA E PADOVA, Giornata di studi”, si inserisce nel progetto “1822-2022. Antonio Canova a Padova: giornate canoviane” a cura degli stessi Musei Civici del Comune di Padova, e coinvolge specialisti di diverse discipline, in un’ottica complessiva di multidisciplinarietà, chiamati a fare il punto critico sulle attuali conoscenze relative alla personalità e all’arte del Canova rispetto alla città, ma anche proiettare questa conoscenza verso il futuro della conservazione, dello studio e della fruizione.

In occasione della Giornata di Studi, il Museo Eremitani ospiterà una esposizione a cura di Fabio Zonta, fotografo di still life che dagli anni ‘70 collabora con importanti studi di architettura e riviste specializzate. Ha esposto a Paris Photo, Art Miami, Ginevra, Roma, Firenze, Milano, Torino e Genova.  

Gurda i video delle opere conservate al Museo Eremitani e al Museo Bottacin >>>>
- La Stele Giustiniani 
- Alvise Valaresso in veste di Esculapio 
- Giovanni Poleni 
- Maddalena penitente 
- Busto del doge Paolo Renier 

Stele Giustiniani, 1796-1797
Materiale: marmo
Tecnica: bassorilievo
Collocazione: Padova, Museo Eremitani, Museo d’Arte Medioevale e Moderna

Né i greci né i romani furono così fortunati di avere ai loro tempi un artista che abbia formato una statua in bassorilievo che dia non solo l’idea di sovranità, ma di sapienza, di divinità e di una tal bellezza”.
Antonio d’Este, Lettera a Daniele degli Oddi del 1800, in Antonio Canova, a cura di Giuseppe Pavanello, Giandomenico Romanelli, Venezia 1992, p. 208.

Descrizione
Nel 1795, su commissione delle autorità padovane, Antonio Canova ideò un’opera in onore del vicepodestà veneziano Girolamo Giustiniani. In origine il lavoro, che fu interessato da complesse vicende, comprendeva anche il ritratto del nobile veneziano, particolare che fu eliminato in seguito alla caduta della Serenissima (1797) e all’arrivo dei francesi. Nonostante le proposte, Canova però rifiutò di realizzare il ritratto di Napoleone Bonaparte in sua sostituzione. Giunse al compromesso di eseguire la scritta “Napoleon me auspicat”. Alla fine si decise di dedicare l’opera allo zio di Girolamo Giustiniani, Nicolò, il quale, durante il periodo in cui fu vescovo di Padova (1772-1796) fondò l’Ospedale che da allora porta il suo nome. Il bassorilievo in forma di stele celebrativa raffigura la personificazione della città di Padova, nell’atto di scrivere una dedica su una tavoletta sostenuta da un genietto. A destra, in alto vola una civetta, simbolo di Minerva. Lo sgabello è ornato da un rilievo con la scena della mitica fondazione di Padova da parte di Antenore. Il braccio sinistro della figura reca il sigillo della città. Nel 1806 la stele venne collocata nella sede della Congregazione di Carità e nel 1821 fu spostata presso l’Ospedale. Dal 1896 è conservata al Museo.

Alvise Valaresso in veste di Esculapio
Materiale: marmo
Tecnica: tutto tondo
Collocazione: Padova, Museo Eremitani, Museo d’Arte Medioevale e Moderna

Con in mano il bastone su cui il serpe si annoda, e cogli attributi che accompagnano l’amico dell’uman genere. È questi in piedi, ed il poco panno che gli si avvolge d’intorno, lascia che il nudo vi signoreggi in gran parte”.
Faustino Tadini, Le sculture e le pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795, 1796, p. 31.

Descrizione
La statua, commissionata da Ernestina Starhemberg su sollecitazione di Andrea Memmo, rappresenta una delle due opere giovanili realizzate dal Canova e destinate ad essere inserite tra gli “uomini illustri” di Prato della Valle. Nella sua realizzazione, avvenuta nel 1778, prima della partenza per Roma e della maturazione di un linguaggio pienamente neoclassico, Canova abbandona la prassi iconografica, in uso presso gli scultori coinvolti nell’impresa del Prato, di raffigurare i personaggi in costume moderno, facendo invece riferimento ad uno stile classico, volto non tanto a restituire le fattezze o a evidenziare il ruolo sociale, quanto piuttosto a mettere in luce le qualità intellettuali: Alvise Valaresso, provveditore di sanità particolarmente attivo a Padova in occasione della peste del 1630-1631, viene qui rappresentato nelle vesti del dio della medicina. L’opera non giunse mai in Prato della Valle ma rimase presso lo studio veneziano dell’artista a causa del mancato pagamento; nel 1794 fu acquistata dall’avvocato veneziano Giambattista Cromer e collocata nella sua residenza di Monselice. Nel 1887 Angelo Saggini, pronipote del Cromer, ne fece dono al Museo restituendole – in un certo modo – la funzione pubblica per cui era stata concepita.

Giovanni Poleni
Materiale: pietra tenera
Tecnica: tutto tondo
Collocazione: Padova, Museo Eremitani, Museo d’Arte Medioevale e Moderna

[I] famigliari [...] fra la folla di tanti monumenti, opera anch’essi di abili artisti, vi distinguono quello che trionfa sopra gli emuli tutti, ed in cui scoprono la maestra mano dell’amico”.
Faustino Tadini, Le sculture e le pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795, 1796, p. 34.

Descrizione
L’opera, che rientra tra i 78 “uomini illustri” dell’Isola Memmia, fu realizzata dal giovane Canova tra il 1779 e il 1780 su commissione del patrizio veneziano Leonardo Venier. La statua raffigura Giovanni Poleni (1683-1761), insigne matematico veneziano molto addentro nelle teorie illuministiche. 
Insegnò all’Università di Padova e lo stesso Venier ne fu allievo, come ricorda l’iscrizione incisa sul piedistallo: “MATHEMATICO PRECLARISSIMO / LEONARDVS VENERIVS P.V. / PRAECEPTORI SVO / GRATO ANIMI MONUMENTVM / P.”. Mutando la consuetudine instauratasi nell’impresa del Prato, dove i personaggi sono rappresentati nei loro abiti moderni, l’illustre professore viene interpretato come un uomo di scienza dell’antichità, drappeggiato con un pallio, il busto ignudo, un suo volume intitolato De motu aquae mixto in mano, allo scopo di eternarne le qualità intellettuali e morali. Il lavoro di Canova sul blocco di pietra inizia nel 1779, per poi interrompersi per l’imminente viaggio a Roma. Al ritorno, l’opera subisce notevoli modifiche soprattutto nel panneggio, testimonianza dell’influenza di celebri marmi antichi. Il carattere ancora molto settecentesco del volto dell’effigiato ne dimostra una incompleta idealizzazione. Esposta in Prato della Valle, venne successivamente ricoverata all’interno del Museo Civico e sostituita nel 1963 da una copia realizzata da Luigi Strazzabosco.

Maddalena penitente, 1795
Materiale: gesso
Tecnica: tutto tondo
Collocazione: Padova, Museo Eremitani, Museo d’Arte Medioevale e Moderna

che dir potreste lo stesso dolore divenuto in essa una parte della bellezza”.
S. Scrofani, Lettera a Ennio Quirino Visconti, in Biblioteca Canoviana ossia Raccolta delle migliore prose, e de’ più scelti componimenti poetici sulla vita, sulle opere ed in morte di Antonio Canova, IV 1824, p. 135.

Descrizione
L’opera proviene dalla collezione di Antonio Piazza, acquistata dal Comune di Padova nel 1856: l’illustre notaio e avvocato padovano la conservava nella sala da pranzo della sua residenza presso i giardini di Vanzo. Si tratta del modello in gesso, la cui creazione è riportata al gennaio del 1795 dal Canova stesso, della celeberrima scultura in marmo oggi conservata a Genova, considerata uno dei capolavori della prima maturità dell’artista. Il marmo, realizzato da Canova nel 1796 per monsignor Giuseppe Priuli, fu ceduto al rappresentante della Repubblica Cisalpina, Jean-François Juillot, e infine acquistato da Giovanni Battista Sommariva che lo espose al Salon di Parigi nel 1808, divenendo la prima opera dell’artista a giungere in Francia. In suo proposito, scriveva Quatrèmere de Quincy che essa apparve subito “qualche cosa di nuovo, fuori dall’ordinario” e la definì “un’opera tutta figlia del cuore”. Il tema iconografico era infatti senza precedenti in scultura e le fonti sono concordi nel precisare come “nessuno certamente aveva commesso al Canova una statua della Maddalena; l’idea semplice e pura [...] invase un giorno la sua fantasia”. Dopo oltre un decennio Canova ne eseguirà una seconda versione, quasi identica alla prima, su commissione di Eugène de Beauharnais, figliastro di Napoleone e viceré d’Italia, oggi conservata a San Pietroburgo.

Busto del doge Paolo Renier
Materiale: terracotta
Tecnica: manifattura
Collocazione: Padova, Palazzo Zuckermann, Museo Bottacin

Ora questo magnifico busto fu acquistato dal nostro concittadino signor Nicolò Bottacin che lo collocò nella sua amena villa”.
Il Diavoletto, Trieste, 1864.

Descrizione
Il busto che rappresenta il penultimo doge di Venezia Paolo Renier (1701-1789) eletto nel 1779, venne commissionato a Canova da Angelo Querini (1721-1796) patrizio veneziano alleato politico del futuro doge. L'opera venne acquistata da Nicola Bottacin nel 1864 dagli antiquari padovani Giuseppe e Luigi Rizzoli, i quali l'avevano ottenuta nel 1861 direttamente da Costantino Querini, nipote del committente. Si racconta che Angelo Querini a seguito di un dissidio con il doge avesse distrutto l'opera canoviana e l'avesse volontariamente occultata alla vista del pubblico: il busto infatti risultava essere in più parti danneggiato. La scultura dopo l'acquisto venne trasferita a Trieste nella villa di Bottacin, andando ad arricchire una collezione numismatica e artistica già notevole, che sarà poi donata alla città di Padova in più riprese tra il 1865 e il 1871. Il busto è modellato in terracotta con gusto pittorico e grande sensibilità alla luce, degni della migliore tradizione artistica veneta dove il dato naturale prende il sopravvento sulla volontà di idealizzazione.