Una ricerca continua, quella della luce. Un atto artistico che diventa studio, senza sosta.
I linguaggi esplorati da Giancarlo Zen, sono al centro della mostra ospitata al Museo Eremitani di Padova, dal 25 aprile al 13 settembre 2026. É la prima retrospettiva dedicata all’artista fiorentino, che ha vissuto e operato a Padova dal 1970 fino alla scomparsa nel 2020. Giancarlo Zen. La luce fa l’immagine riunisce un corpus di opere proveniente dal lascito dell’artista, arricchito con prestiti da collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali.
La mostra, a cura di Guido Bartorelli e Barbara Luciana Cenere, è realizzata dai Musei Civici di Padova con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con Marina Apollonio e Alvise Zen, moglie e figlio dell’artista, e con la supervisione di un comitato scientifico composto da studiosi e studiose del dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova, che ne ha concesso il patrocinio.
Le oltre cento opere scelte, ripercorrono l’evoluzione artistica di Zen (Firenze, 1929 - Padova, 2020): dagli esordi degli anni Sessanta, ancora legati a una dimensione figurativa, al successivo impiego di materiali industriali come il PVC, fino all’approdo al neon nel 1970, destinato a diventare il suo medium distintivo. Sarà proprio grazie a quest’ultimo, infatti, che le opere irradianti luce di Zen, giocando sui contrasti tra forma e funzione, uso e immagine, riescono a trasformare lo spazio espositivo del Museo Eremitani in un ambiente immersivo capace di sollecitare in modo attivo il visitatore, coinvolto negli effetti prodotti dalla luce delle opere.
Ogni sala offre alle opere ampio respiro, permettendo alla componente luminosa di attivare lo spazio e stimolare una dinamica polisensoriale. Così facendo, la disposizione intende restituire, in chiave filologica, gli assetti originari concepiti dall’artista.
Come sottolineano i curatori Bartorelli e Cenere, il titolo La luce fa l’immagine e l’opera scelta come simbolo della mostra richiamano il momento in cui il tubo luminoso riceve dall’artista quell’alterazione che, per quanto minima, fa scaturire suggestioni figurative. È questo potere immaginativo che crea l’illusione che la luce elettrica diventi un materiale consistente e manipolabile. E altrettanto rilevanti sono le prove grafiche, che manifestano l’intensità progettuale alla base dell’opera di Zen. I numerosi fogli esposti si basano su uno scarno vocabolario di figure geometriche, ma la molteplicità delle variazioni trasmette all’insieme una processualità vibrante, al limite del cinetico.
A completamento del percorso vengono presentati materiali d’archivio e fonti documentarie, utili a collocare criticamente la produzione di Zen entro il più ampio contesto artistico e culturale del secondo Novecento.
In occasione della mostra viene pubblicato un approfondito catalogo con saggi di Guido Bartorelli, Barbara Luciana Cenere, Marta Previti, Federica Stevanin, Greta Boldorini, Giovanni Bianchi.
Museo Eremitani, piazza Eremitani 8 | Padova
25 aprile – 13 settembre 2026
Orario 9-19
Ingresso con il biglietto del Museo